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    <title>&#13;             &#13;           fabioprotasoni.it</title>
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    <description>Il mondo è fatto della nostra immaginazione; i nostri occhi lo animano, le nostre mani gli danno forma. Volere qualcosa lo fa crescere rigoglioso; il senso è quello che ci metti dentro, non quello che ne estrai. Puoi vedere solo quello che sei propenso a vedere, e niente di più.  Siamo solo noi che dobbiamo creare il nuovo.  Hanif Kureishi - Nell'intimità</description>
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      <title>Contro la “nuova” legge Balilla</title>
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      <pubDate>Wed, 7 Jul 2010 12:37:26 +0200</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://www.fabioprotasoni.it/fabio/Blog/Voci/2010/7/7_Contro_la_%E2%80%9Cnuova%E2%80%9D_legge_Balilla_files/AP_Balilla.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.fabioprotasoni.it/fabio/Blog/Media/object001_3.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:285px; height:214px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;di Flavio Lotti&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;l suo vero nome è “legge Balilla” e porta la firma congiunta di ben tre ministri: La Russa (Difesa), Meloni (Giovani) e Tremonti (Economia). Obiettivo? Organizzare corsi di formazione delle Forze Armate per i giovani. Costo previsto per i primi tre anni di sperimentazione: 20 milioni di euro. Niente male per essere tempo di crisi. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;L’idea del governo è semplice: invitiamo i giovani per tre settimane in caserma, gli facciamo indossare per la prima volta la divisa e gli spieghiamo quanto sia bello far parte delle Forze Armate e andare in missione in giro per il mondo. In questo modo riusciremo a selezionare nuovi volontari per l’arruolamento, ad “assicurare nuova linfa e continuità d’azione” alle associazioni combattentistiche e d’arma e, alla peggio, a promuovere un po’ di sana cultura militare. Dio solo sa, coi tempi che corrono, quanto ne abbiamo bisogno!&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Per riuscire nell’operazione bisognerà solo aprire le caserme e renderle un po’ più accoglienti. C’è il rischio che se i giovani vedono in che condizioni sono realmente gli venga voglia di non tornarci più. Per il maquillage delle caserme destinate al loro alloggiamento è prevista una spesa di più di 4 milioni di euro. Per il materiale didattico bastano 350.000€. Ne serviranno invece 850.000 per le attività addestrative. Sì, perché i corsi dei giovani militari non saranno solo chiacchiere. Agli ignari che cadranno nella rete degli uffici propaganda delle forze armate verrà offerta la possibilità di impugnare una pistola (una di quelle vere, non più quelle giocattolo di quando eri bambino) e di imparare ad ammazzare. Se riesci a centrare il bersaglio, naturalmente. Si chiameranno “Lezioni di tiro con l’arma individuale”.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Non si irritino i soliti pacifisti, antimilitaristi e utopisti. Questo progetto (udite, udite!!!) “si pone nell’ambito delle iniziative per la diffusione dei valori e della cultura della pace e della solidarietà internazionale tra le giovani generazioni”. Straordinario!  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;I corsi, assicurano i nostri tre ministri, saranno una “esperienza di vita unica” che contribuirà “ad avvicinare i giovani ai valori delle Forze Armate, con una formazione specifica al rispetto e alla difesa dei valori costituzionali”. Immagino che si comincerà dallo studio di quell’articolo che comincia con le parole “L’Italia ripudia la guerra…”.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Per togliere ogni dubbio sul cuore degli insegnamenti a cui saranno sottoposti i giovani malcapitati, il disegno di legge ridefinisce a modo suo i compiti istituzionali delle Forze Armate specificando (fate molta attenzione!) che ci si riferisce alle “missioni internazionali di pace a salvaguardia degli interessi nazionali (!), di contrasto del terrorismo internazionale (!), di soccorso alle popolazioni locali (!) e di concorso alla salvaguardia delle libere istituzioni (!), in circostanze di pubblica calamità e in altri casi di straordinaria necessità e urgenza (!).” Scusate l’ignoranza: dove sta scritto che questi sono i compiti delle FFAA? Ero rimasto all’articolo 11. Quali sono gli interessi nazionali che dobbiamo difendere? Da chi? Quali sono le libere istituzioni che dobbiamo salvaguardare? E poi, quali sono gli altri casi di straordinaria necessità e urgenza in cui dobbiamo intervenire?&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;I ministri presentatori giurano che i corsi non sono diretti alla promozione o all’acquisizione di titoli per l’arruolamento nelle Forze Armate. Poi però la legge precisa che la partecipazione ai corsi sarà riservata ai giovani più bravi, competenti e atletici, che risiedono nelle aree tipiche di reclutamento e che hanno il più alto titolo di studio. La vera legge Balilla, quella fascista del 1926, era meno discriminatoria. Ma si sa i tempi cambiano, oggi c’è la crisi e le risorse disponibili non sono più quelle di un tempo. Sarebbe bello poterli indottrinare tutti. Ve lo immaginate? Ma non ci sono i soldi. Vedremo più in là. Intanto partiamo con la sperimentazione. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Scherzi a parte (anche se la legge è stata depositata il 1 aprile 2010 non è uno scherzo), questa legge non s’ha da fare. In queste ore il governo sta tentando di far passare il tutto, baipassando la discussione parlamentare, con un emendamento alla finanziaria. Con il risultato paradossale che da un lato taglia  i fondi per l’addestramento (quello vero) dei soldati e dall’altro butta 20 milioni per l’addestramento ideologico delle possibili nuove reclute. Fai sentire la tua voce. Chiama i parlamentari eletti nel tuo collegio e digli di intervenire subito. Unisciti alla Tavola della pace. Diciamo no alla legge Balilla. E se ci sono 20 milioni per la formazione dei giovani, pretendiamo che siano spesi per educare veramente alla cittadinanza e alla Costituzione ovvero alla pace e ai diritti umani, alla legalità e alla giustizia.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Perugia, 5 luglio 2010&lt;br/&gt;</description>
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      <title>Crisi + finanziaria</title>
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      <pubDate>Sun, 4 Jul 2010 08:55:14 +0200</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://www.fabioprotasoni.it/fabio/Blog/Voci/2010/7/4_Crisi_+_finanziaria_files/finanziaria-2010.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.fabioprotasoni.it/fabio/Blog/Media/object001_2.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:285px; height:214px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;La combinazione della crisi economica in atto e degli effetti concreti della legge finanziaria nazionale sulla Valle rischiano di gettare una luce sinistra sulle nostre prospettive di crescita e di sviluppo. Le conseguenze sociali della crisi con la crescente disoccupazione, l’indebitamento degli esercizi commerciali, la restrizione dei consumi si sommeranno ad una manovra finanziaria complessivamente depressiva e iniqua e che in Valle avrà l’aggiunta della spada di Damocle di una trattativa sul federalismo fiscale che non vede la luce. E’ vero che qualche cosa è stato fatto in termini di interventi lenitivi e d’emergenza.  Se qualche dato macroeconomico comincia a dare segnali di inversione deriva però, a mio parere, dagli effetti degli assestamenti al ribasso dei sistemi produttivi piuttosto che da una reale ripresa del sistema economico. Ma a quale prezzo? Da un lato all’aumento della disoccupazione e della cassa integrazione si aggiungono oggi le tante forme di regressione dei diritti nei rapporti contrattuali e di lavoro di cui la vicenda di Pomigliano è solo la punta più evidente. Dall’altro la legge finanziaria  che agisce sugli enti locali e sul pubblico impiego, costringerà, in pieno iter attuativo del federalismo fiscale e in presenza dei vincoli del patto di stabilità, regioni, province e comuni a tagliare gli unici comparti dove hanno spazio di manovra: il welfare, la sanità, la scuola ecc. ecc. In buona sostanza si scarica sulle famiglie, sul lavoro e sullo stato i sacrifici e i costi di una crisi che per essere affrontata avrebbe bisogno di ben altro. Commentatori, istituzioni, industriali cercano di seminare ottimismo cercando di far passare l’idea che le cose stanno andando meglio e che mantenere i sussidi e i contributi, tagliare gli sprechi (purché siano quelli degli altri e purché non tocchino i poteri forti) e conservare l’esistente, magari accentrando ulteriormente il potere e la dinamica sociale ed economica, sia  una soluzione. Una operazione di rassicurazione a breve che serve, a parere del Partito democratico, più a nascondere la mancanza di idee piuttosto che a tranquillizzare realmente gli italiani e i valdostani. Ne Berlusconi ne Rollandin propongono un vero piano di rilancio dell’economia. Ci vorrebbe una seria riforma fiscale, anche solo regionale, capace di ridare fiato stabilmente ai consumi e alle famiglie; ci vorrebbe un programma di incentivi alla modernizzazione e alla innovazione, di processo e di prodotto, nelle imprese e nei settori economici più dinamici (leggi: Turismo, economia verde, tecnologia, agroalimentare); ci vorrebbe una riforma del patto di stabilità e un re-indirizzamento delle priorità per rilanciare gli investimenti pubblici nelle piccole opere (e non in quelle grandi e inutili) che sole alimentano l’economia locale; è urgente ormai, una vera politica di liberalizzazioni e di dismissioni dal pubblico (di ciò che non è un bene pubblico) in grado di mobilitare e motivare la società civile a rischiare sulla ripresa nei settori dell’energia, della distribuzione, dei servizi bancari, del trasporto pubblico, delle società a partecipazione. Mi sembra, invece, che la Regione stia andando nella direzione opposta. Più intervento pubblico, più acquisizioni, più assistenzialismo, più spesa inutile e meno attenzione alle persone, ai lavoratori, alla coesione sociale e alla innovazione del sistema economico. Per questo il Pd ha chiesto di sapere subito la reale situazione finanziaria e gli orientamenti di bilancio che si intendono prendere in virtù degli effetti della finanziaria nazionale. La finanziaria di quello stesso “governo amico ” di Tremonti, Brunetta e Berlusconi che durante la campagna elettorale per il comune di Aosta avrebbe dovuto far arrivare 800 milioni di euro di risorse in più al bilancio regionale, come sostenuto dall’UV e dalle altre forze autonomiste di governo per giustificare l’alleanza con la destra. Per questo ci piacerebbe aprire un dibattito vero, con tutta la società valdostana, su una agenda concreta per lo sviluppo e per la crescita. Per tornare ai livelli del 2008 e per immaginare davvero un loro miglioramento si dovrà faticare ancora molto ma senza l’ambizione e la volontà di cambiare non si va da nessuna parte. Il Pd ha fatto e farà le sue proposte perché pensa seriamente che è possibile un nuovo sviluppo.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Fabio Protasoni&lt;br/&gt;Presidente Assemblea Regionale PD&lt;br/&gt;</description>
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      <title>L’intervento della Finocchiaro in Senato</title>
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      <pubDate>Sat, 12 Jun 2010 06:48:06 +0200</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://www.fabioprotasoni.it/fabio/Blog/Voci/2010/6/12_L%E2%80%99intervento_della_Finocchiaro_in_Senato_files/Finocchiaro.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.fabioprotasoni.it/fabio/Blog/Media/object002_3.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:285px; height:214px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description>
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      <title>Elezioni, società e centrosinistra</title>
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      <pubDate>Wed, 9 Jun 2010 09:27:58 +0200</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://www.fabioprotasoni.it/fabio/Blog/Voci/2010/6/9_Elezioni,_societ%C3%A0_e_centrosinistra_files/pd_46912.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.fabioprotasoni.it/fabio/Blog/Media/object003_2.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:285px; height:215px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;Lunedì 7 Giugno all’Espace Populaire si è tenuta una assemblea sulle prospettive della sinistra dopo le elezioni. Invitati da Fabio Protasoni, Dario Ceccarelli, Roberto Mancini, Fulvio Centoz e Claudio Viale hanno ragionato sulle trasformazioni sociali di questi anni e sui temi politici che queste mettono di fronte a tutto il centrosinistra valdostano. Ha iniziato Dario Ceccarelli evidenziando come in questi anni Aosta è diventata il cuore di un agglomerato pluriurbano ben più complesso della sola realtà cittadina. Le famiglie con figli si sono progressivamente spostate nei paesi vicini sempre più integrati con la città caratterizzando, di converso, i quartieri e le zone residenziali di Aosta con una presenza sempre maggiore di single, di immigrati e di anziani. La dimensione comunitaria di molte zone è progressivamente venuta meno per la frammentazione della vita moderna, ma anche perché è cambiata la composizione sociale degli stessi. Il rischio, ha ammonito Ceccarelli, è, che per reagire alle trasformazioni, si insista troppo sui contenitori ma troppo poco sui contenuti che non possono non essere coerenti ai nuovi bisogni sociali della città. Roberto Mancini ha insistito sul significato di identità culturale che viviamo. Abbiamo assistito ad un trasferimento, tipico della destra, della identità fondativa delle nostre società dalla centralità delle persone alla centralità del territorio. Questo processo ha provocato conseguenze sulla stessa qualità della democrazia. Pensando alla indipendenza della magistratura, alla vitalità delle associazioni di tutela dei cittadini, ai partiti di opposizione, alla indipendenza dell’informazione e alla efficacia dei sindacati ognuno può misurare la crisi della democrazia. La sinistra ha il dovere di recuperare questi scarti e proporre una alternativa a questo processo di auto narrazione della realtà che distorce tutto e ci consegna inevitabilmente all’interesse del più forte. Fulvio Centoz, dal canto suo, ha riportato il ragionamento sulla contingenza elettorale evidenziando gli errori, in particolare del Pd, ma anche quelli del centrosinistra nel suo complesso. E’ stato un errore non accorgersi di una trasformazione culturale profonda della gente e della scarsa presa della contrapposizione destra-sinistra sulla maggioranza dell’elettorato. In questa era post-ideologica è però necessario non cedere alla tentazione della testimonianza. Occorre essere consapevoli che centrosinistra è minoritario ma che proprio per questo deve porsi l’obiettivo di parlare e convincere anche quegli elettori che non ci sono immediatamente affini. E’ il cuore di quella proposta politica che abbiamo chiamato “vocazione maggioritaria”. Senza arroganza e senza la pretesa di una autosufficienza la sinistra deve tornare a parlare a tutti. Claudio Viale si è soffermato sulle trasformazioni del lavoro e dell’economia. La Valle d’Aosta ha subito più di altre regioni, quel processo di crescita del benessere senza sviluppo che mette in crisi la stessa sinistra. In una realtà con 22000 lavoratori autonomi, 11000 dipendenti pubblici e quasi 5000 persone con incarichi politici la deindustrializzazione che si è affermata negli ultimi decenni ha cambiato la struttura sociale della Valle. Non si riesce più a mobilitare le persone, ha continuato Viale, fino al paradosso che un movimento sindacale che in Valle conta quasi 30000 iscritti fa fatica a fare il suo mestiere proprio per la mancanza di partecipazione. La situazione dei partiti della sinistra soffre di questo e si sono troppo ripiegati sulla tattica preelettorale anziché darsi una strategia. La serata è continuata con un ampio dibattito. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;FP&lt;br/&gt;</description>
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      <title>La mia introduzione all’incontro del 7 Giugno</title>
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      <pubDate>Wed, 9 Jun 2010 09:26:02 +0200</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://www.fabioprotasoni.it/fabio/Blog/Voci/2010/6/9_La_mia_introduzione_all%E2%80%99incontro_del_7_Giugno_files/pd_46912.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.fabioprotasoni.it/fabio/Blog/Media/object002_2.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:337px; height:214px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;Grazie per essere intervenuti.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Come ho scritto nella lettera di invito questo incontro nasce dall’esigenza di contribuire ad un percorso di riflessione e di confronto  per il centrosinistra dopo la tornata elettorale.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Si è votato in quasi tutti i comuni valdostani e il dato complessivo non è troppo lusinghiero per noi. Guardando alle giunte che si sono formate e agli equilibri che si sono determinati in molti paesi usciamo da queste elezioni con un panorama politico più frastagliato e, fatte salve le specificità locali, con uno scenario  più complesso. Ci sono anche segnali di innovazione che aprono nuove prospettive ma è indubbio che speravamo in un risultato diverso.&lt;br/&gt;Pesa nel bilancio, senza ombra di dubbio, la sconfitta di Aosta.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Per molti aspetti siamo ad un punto di svolta. Per la prima volta una giunta di centrodestra guida il capoluogo della Regione  e lo fa sulla base di un programma e di una cultura politica che apre nuovi scenari non solo sulla città ma sulla regione intera.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Dal voto è emerso anche che questa svolta è sostenuta, nel bene e nel male, da un ampio consenso e da un blocco sociale ed elettorale solido che, in una certa  misura, ha preso anche di sorpresa il centrosinistra.&lt;br/&gt;Ci sono poi alcuni segnali  inquietanti di intolleranza e di violenza politica su cui si esprimeranno le autorità competenti. Diciamo, però, che un simile clima politico, vista la storia di questo paese, è bene non sottovalutarlo.&lt;br/&gt;Occorre una riflessione seria.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Non è solo la sconfitta ad Aosta a suggerirlo ma più profondamente il cambiamento della società valdostana che lo ha ingenerato e che ci chiede, a mio parere, uno sforzo di comprensione. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Il centro sinistra (non solo da noi ma anche nel resto del paese e in Europa) vive una crisi nella capacità di lettura delle trasformazioni e nella capacità di comunicare una visione positiva, rassicurante e aperta del futuro  che si propone di costruire insieme.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ci sono, naturalmente, le differenze legittime fra i partiti della sinistra, le strategie, i conflitti e le polemiche che possono anche avere senso in una dinamica positiva in cui si concorre e si compete per il meglio. &lt;br/&gt;Oppure possono non averle. &lt;br/&gt;Possono essere differenze inconciliabili e bisognose di una competizione per essere ridotte. Oppure si può semplicemente cedere alla tentazione della competizione a sinistra che ha già fatto tanti danni.&lt;br/&gt;Si possono costruire alleanze oppure no. &lt;br/&gt;Si può avere politiche convergenti oppure no.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ma, forse, per dare un senso progettuale all’idea comune della sinistra, a quella idea di uguaglianza e di giustizia  che io ritengo ancora vitale e progressiva, deve venire prima  qualcosa d’altro: un confronto sulla analisi sociale, economica e culturale del territorio dove viviamo.  &lt;br/&gt;Una analisi che troppe volte diamo per scontata ma senza la quale non credo si possa costruire una proposta vincente e convincente per il centrosinistra valdostano. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;So benissimo che non si può prescindere dalla storia della sinistra in questo territorio e dalle diversità che si sono strutturate. &lt;br/&gt;Penso, però, che si debba smettere di semplificarle e ridurle sempre e comunque alla polemica o ai personalismi. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Penso che è ora di aprire un dibattito in positivo. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Va detto, ad onor del vero, che un tempo questo ruolo era assolto da molti più soggetti.  Cè una crisi della società civile organizzata che fa da contro altare alla crisi della politica. Un tempo, prima, durante e dopo le elezioni le associazioni, i sindacati e gli intellettuali alimentavano il dibattito e influenzavano i partiti con processi culturali, iniziative, elaborazioni e campagne. Ancor più in Valle d’Aosta dove la presenza istituzionale nella vita sociale è altissima e subordina il protagonismo individuale e collettivo a logiche spesso perverse io sento personalmente la mancanza di una società civile autonoma e dinamica.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;In questa campagna elettorale  solo pochissimi hanno messo in campo qualcosa.&lt;br/&gt;	-le associazioni che si riconoscono nel comitato rifiuti zero sulla questione della raccolta differenziata&lt;br/&gt;	-il forum delle famiglie valdostano sul tema loro proprio&lt;br/&gt;	-l’Arci con l’attività culturale e politica che contraddistingue l’associazione che ci ospita&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Non mi pare di aver visto molto altro…..&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ciononostante mi pare che un confronto aperto sul perché è successo quello che è successo e sui sentieri che abbiamo di fronte sia assolutamente necessario. Un confronto aperto ma proprio per questo pù responsabilizzante per tutti coloro che vi partecipano. Confrontarsi significa farsi carico delle ragioni dell’altro e lavorare con la volontà di ricercare una sintesi.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Sentendo questo bisogno condiviso anche da altri e senza la minima pretesa di voler sostituire i luoghi deputati a farlo,  ho pensato di organizzare un momento di confronto e di riflessione aperto e informale dove provare a mettere in fila qualche pensiero.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Un momento per ragionare, &lt;br/&gt;senza etichette di partito, &lt;br/&gt;senza personalismi, &lt;br/&gt;senza l’ansia di attribuire responsabilità, &lt;br/&gt;senza il bisogno di passare subito a scelte vincolanti o organizzative. &lt;br/&gt;Senza comunicati stampa, manifesti e problemi di primogenitura o formalità diplomatiche. Senza l’ansia di un poi o di un prima.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ho pensato, che una iniziativa individuale di qualcuno al quale si può ancora attribuire il beneficio del dubbio o dell’inesperienza o della ingenuità (fate voi), o dell’alterità rispetto alla storia recente potesse mettere a proprio agio un po’ tutti. &lt;br/&gt;Almeno questa era la mia intenzione.&lt;br/&gt;Spero che stasera non trovi posto il sentimento della recriminazione. Abbiamo bisogno di guardare davanti anoi.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ho chiesto a quattro amici, che sono anche autorevoli personalità nel loro campo, di introdurre questa serata dal loro punto di vista. Quattro persone diverse anche per scelte politiche ma che hanno condiviso, e li ringrazio, questo bisogno. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Sono &lt;br/&gt;Roberto Mancini, Dario Ceccarelli, Fulvio Centoz e Claudio Viale &lt;br/&gt;Cultura, Società, Istituzioni, Economia e Lavoro mi sono sembrati quattro fuochi da cui partire. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description>
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      <title>Io sto con la Pace</title>
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      <pubDate>Wed, 2 Jun 2010 06:53:38 +0200</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://www.fabioprotasoni.it/fabio/Blog/Voci/2010/6/2_Io_sto_con_la_Pace_files/4995-1.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.fabioprotasoni.it/fabio/Blog/Media/object001_2.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:285px; height:214px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;Firma subito l'appello della Tavola della pace, della Piattaforma delle Ong per il Medio Oriente - Associazione delle Ong Italiane e del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani!&lt;br/&gt;Articolo di: La redazione&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Foto di Roberto Brancolini ©&lt;br/&gt;       &lt;br/&gt;Prima la strage e il sequestro delle navi della pace. Dopo le condanne. E poi? Ci sono due modi per uscire da questa tragica vicenda.  Il primo è quello più ovvio. Che, spenti i riflettori mediatici, tutto continui come prima, con più violenza, odio e tensioni in circolazione non solo nel Medio Oriente. Nel silenzio e nell’inazione generale. In attesa che un altro scontro sanguinoso, più cruento di quelli che continuano tutti i giorni in Terra Santa, desti la nostra attenzione. Fino ad ora è sempre stato così, anche dopo le peggiori tragedie.   Il secondo è quello più difficile. Che questo shock convinca i responsabili della politica nazionale e internazionale a dire basta, a mettere fine al blocco di Gaza e all’occupazione e a costringere israeliani e palestinesi a chiudere subito questo conflitto nel rispetto del diritto e della legalità internazionale. E’ tempo di cambiare l’approccio. La situazione è intollerabile e, come abbiamo visto, estremamente pericolosa. Non intervenire seriamente oggi è da irresponsabili perchè siamo e saremo sempre di più coinvolti.  Per evitare la catastrofe, è necessario che tutte le donne e gli uomini consapevoli, attivi nella società civile come nelle istituzioni, uniscano i propri sforzi agendo con determinazione, continuità e lungimiranza. Ci sono molte cose che si possono e si debbono fare qui e la: alleviare le sofferenze, difendere i diritti umani, promuovere il dialogo, sostenere le forze di pace, esigere che la Rai metta a confronto le idee e le proposte, premere sui parlamenti e sui governi.  L’anno scorso siamo andati a Gerusalemme per vedere la situazione, ascoltare i due popoli e riflettere sulle nostre responsabilità. Pochi giorni fa abbiamo nuovamente marciato da Perugia ad Assisi per rinnovare il nostro impegno per la pace e la giustizia. Oggi invitiamo tutti a dire:  Io ci sto! E voglio fare la mia parte.&lt;br/&gt;Invia la tua adesione a: &lt;a href=&quot;mailto:segreteria@perlapace.it/&quot;&gt;segreteria@perlapace.it&lt;/a&gt; - fax 075/5739337&lt;br/&gt;1 giugno 2010</description>
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